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Bio

Fabio Zanino (Turin, Italy 1978) investigates the detail to get to the universal in a continuous synecdoche. Like a magnifying glass, he captures details from everyday life transforming them into self-sufficient images in their aesthetics and meaning, ennobling marginal data.

By observing the effects of time on matter, the traces of human action and the processes of dissolution, Zanino isolates details from their context by assigning them a new dimension that investigates the origins of abstract artistic inspiration.

From this research the Decostruzioni are born: word and form abandon their original purpose to turn into aesthetic in becoming. So prohibition, danger and luminous signals, break up into minimal units and compose themselves in sculptural works, following the scheme objet trouvédeconstructionassemblage. The work of subtraction reaches its essence by using cuts that, as the only gestural intervention, give a new identity to the work, along with a different alchemical order. An estrangement which, on closer inspection, is the sense of a revealed reality.

Fabio Zanino (Torino, 1978) indaga il particolare per approdare all’universale in una continua sineddoche. Come una lente d’ingrandimento, coglie dettagli dalla quotidianità trasformandoli in immagini autosufficienti nel loro significato estetico e contenutistico, nobilitando il dato marginale.

Attraverso l’osservazione degli effetti del tempo sulla materia, delle tracce dell’azione umana e dei processi di dissoluzione, Zanino isola dettagli dal loro contesto assegnandogli una dimensione nuova che indaga le origini dell’ispirazione artistica astratta.

Da questa ricerca nascono le Decostruzioni: parola e forma abbandonano il messaggio originario per assumere un’identità estetica in divenire. Così cartelli di divieto, segnali di pericolo e insegne luminose, si disgregano in unità minime per ricomporsi in opere scultoree secondo lo schema objet trouvé – decostruzione – assemblage. Il lavoro di sottrazione raggiunge la sua essenzialità nell’uso del taglio che, come unico intervento gestuale, riconsegna all’opera una nuova identità, un ordine alchemico differente. Uno straniamento che, a ben guardare, è il senso di una realtà rivelata.

Artist’s statement

 

Art always had an important place in my life and I keep pursuing it as a passionate interest next to my work as art director. Over the years I developed a personal sense of aesthetics, which dips its roots into the concept of travel and finds expression through the decontextualization of unique objects randomly found on the road.

My research led to a series of pieces called Decostruzioni in wich words leave their original purpose and meaning behind in order to become pure shapes. The surface of road signs and warning plates is cut into small pieces and re-assembled into abstract artworks. My practice can be broken down into 3 main phases: objet trouvé > deconstruction > assemblage. The result is a new interpretation of the ancient Japanese technique of kintsugi over found and common materials.

Another part of my practice looks at the topic of time-man-material. This photographic research takes shape in a series called Contexture in which the effect of time on human artefacts allows details of degradation to gain aesthetic value. The decontextualization of a detail takes its texture to a different dimension, which investigates the origins of abstract inspiration in art.

– Fabio Zanino

Ho sempre avuto una naturale passione per l’arte che coltivo parallelamente al lavoro di art director. Ho elaborato con il tempo un’estetica personale che si alimenta nella dimensione del viaggio nella quale riscopro il piacere della decontestualizzazione e della casualità-unicità dell’objet trouvé.

Da questa ricerca nascono le Decostruzioni: la parola abbandona il messaggio originario per assumere forma estetica astratta. Così cartelli di divieto, segnali di pericolo si scompongono in unità minime iconografiche e si ricompongono in opere astratte secondo lo schema: objet trouvé > decostruzione > assemblage. Il risultato è una nuova interpretazione dell’antica tecnica giapponese del kintsugi applicata a materiali trovati o comuni.

Parallelamente ho sviluppato una ricerca fotografica sul tema tempo-uomo-materia con il nome di Contexture. Il sopravvento del tempo sull’azione dell’uomo trasforma la materia permettendo di isolare dettagli di degrado che assumono così valenza estetica. La privazione del contesto assegna alle texture una dimensione nuova che indaga le origini dell’ispirazione artistica astratta.

– Fabio Zanino